L’Omelia della Messa: Sant’Andrea della Valle

In occasione della Messa per le vocazioni a Sant’Andrea della Valle, 9-Marzo 2018. Da Don Matteo Raffray, IBP:

Nel + nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Cari confratelli, cari seminaristi, cari studenti romani !

Prima di tutto, vorrei ringraziare il Padre Carlos Gómez Ruiz, religioso teatino e rettoredi questa bella Basilica di Sant’Andrea della Valle, per la sua accoglienza calorosa oggi! Ringrazio anche il mio caro confratello don Giorgio Lenzi, superiore locale dell’Istituto del Buon Pastore qui a Roma, di aver accettato di celebrare stasera questa Santa Messa per le vocazioni. Vi ringrazio anche voi tutti per la vostra presenza, sopratutto quelli che hanno aiutato alla preparazione di questa ceremonia – particolarmente i seminaristi del Venerabile Collegio Inglese per il canto!

Nel vangelo che abbiamo apena sentito, durante questa ceremonia quasi penitenziale del venerdì della terza settimana di quaresima – con l’uso antico delle pianete pliccate, e le melodie riservate a questo tempo di penitenza –, abbiamo incontrato la figura della Samaritana, che ci invita a una converzione personale, una converzione vera, autentica e senza illusioni.

Tutto comincia preso il pozzo di Giacobbe, il luogho simbolico della Tradizione e della promessa divina, promessa infallibile, fatta da Dio al suo popolo eletto, quando Gesù dice alla Samaritana : “Dammi da bere”. Ecco, invece, come cominciano sempre i nostri incontri con Gesù : con un’appello, una chiamata, un grido di Nostro Signore verso di noi. La nostra vocazione, per esempio – per noi preti, seminaristi, religiosi – la nostra vocazione è cominciata con quest’appello alla santità, quest’appello a partecipare all’opera salvatrice che Gesù è venuto realizzare nel Mondo. Mà ogni incontro personale con Gesù comincia anche con lo stesso appello: “Ho sete, dammi da bere”: ecco anche come Gesù ci chiama ancora oggi, durante questo tempo di Quaresima, a seguirlo con le nostre penitenze e i nostri sacrifici, sulla via della croce. « Sítio – Ho sete » (Gv 19,28) ci dirà ancora una volta Gesù al ultimo momento, morendo sulla croce il Venerdì Santo: “Ho sete della tua anima, della tua volontà, del tuo amore”.

Ecco il grido che Gesù ci rivolge sempre di più, per farci capire – come egli lo dirà alla Samaritana – che siamo noi ad avere bisogno dell’acqua della salvezza, siamo noi che dovremmo senza fermarci ripetere le parole del salmo: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?” (Sal 42,2-3). E, giustamente, sono queste stesse parole del Salmo 42 che la Chiesa, durante le ceremonie pasquali – che arrivano tra pochi giorni –, ci farà pronunciare durante la notte della Resurrezione, quando il sacerdote andrà ai fonti battesimali per fabbricare l’acqua che servirà per i battesimi. Infatti, come dice Gesù alla Samaritana: “l’acqua che io [vi] darò diventerà in [voi] sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv.4, 13-14). Quest’acqua che Gesù ci da è l’acqua del battesimo, l’acqua della vita eterna, acqua viva – che ci fa vivere della vita stessa di Dio – la grazia divina che a partire del nostro battesimo, ci rende sempre più simili a Dio e ci apre le porte del Cielo per l’eternità.

Quest’acqua della salvezza, crediamo che ci puó veramente trasformare, ci puó veramente rendere santi, ci può convertire verso Dio, perchè Gesù stesso ne è l’unica fonte: come l’acqua che esce dal suo costato, quando uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia. Quest’acqua della salvezza è anchè la fonte di vita che esce dalla Chiesa attraverso tutti i sacramenti, come canteremmo dopo Pasqua nel canto Vidi Aquam all’inizio della Messa, secondo la profezia di Ezechiele (Ez 47, 1-2): “Ho visto l’acqua scaturire dal lato destro del Tempio. E tutti quelli cui è giunta quest’acqua sono stati salvati e diranno: Alleluia”. La nostra sete di salvezza, il nostro desiderio della Misericordia di Dio, sono infatti fondati nella speranza della sua Redenzione: Lui, l’agnello di Dio, che si è una volta offerto sulla croce per i nostri peccati, è ormai nel Cielo la fonte della nostra vita e la sorgente che zampilla, come dice l’Apocalisse, “il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che [procede] dal trono di Dio e dell’Agnello” (Ap 22,1). “E [allora] lo Spirito e la sposa [ci] dicono: Vieni”: Ecco la chiamata di Dio verso ciascuno di noi, chiamata a santificarci durante questo tempo di quaresima, appello a lasciare i nostri desideri cattivi, ad abandonare il nostro egoismo e il nostro individualismo, dimenticare il male che abbiamo fatto e le abitudine cattive che rovinano l’imagine di Dio nella nostra anima, per essere purificati, rinovati, per rinascere nell’ acqua e nello Spirito della salvezza: “chi ha sete venga [dice ancora il testo dell’Apocalisse]: chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita” (Ap. 22, 17).

Cari amici, questo dono di Dio ci dove, prima di tutto, trasformare nei “veri adoratori che [adorano] il Padre in Spirito e verità” (Gv 4, 23). Dio cerca tali persone che l’adorino… mà, che troverà nei nostri cuori ? Siamo, noi stessi, capaci di corrispondere a questa domanda di Dio? Ci dobiamo interrogare se viviamo veramente secondo il cuore di Dio, se siamo veramente – senza illusioni – i “veri adoratori” che possono cambiare il Mondo secondo il desiderio di Dio? Cari amici, il nostro vecchio Mondo sta morendo perchè mancano queste anime ardente, queste anime che bruciano del fuoco della carità, quelle anime che illuminano le tenebre del Monde con la luce della verità. Come la Samaritana, Gesù ci chiama ad “andare in città”, ad andare attraverso tutto il Mondo, per dire alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”, che mi ha perdonato i miei peccati, e mi ha datto l’acqua della vita eterna…

Nel + nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

S._Andrea_della_Valle_029

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